« Il segreto, Alice,
è circondarsi di persone
che ti facciano sorridere il cuore.
È allora, solo allora,

che troverai il Paese delle Meraviglie. »

Cappellaio Matto in “Alice nel Paese delle Meraviglie”

Oggi l’ambito formativo si trova ad occuparsi di necessità impellenti
(post-pandemia, wellbeing, transizione formativa, sostenibilità generativa ecc.).
Da queste esigenze non può non derivare un inevitabile cambiamento del ruolo del formatore,
che da insegnante diventa facilitatore dei processi di apprendimento.
Inoltre non si tratta più di proporre corsi predefiniti, bensì di creare esperienze formative personalizzate per ogni Organizzazione,
che includano metodi diversi integrati tra loro.
È un passaggio epocale: dall’essere esperti di una disciplina, a diventare curatori e mediatori,
capaci cioè di combinare una varietà di formati e risorse in un disegno coerente.

Il percorso formativo biocentrico è una esperienza completa e autonoma;
allo stesso tempo, per le considerazioni appena condivise e per sua natura,
si può anche fondere armoniosamente con altri approcci esperienziali o cognitivi,
dando vita a proposte formative esperienziali arricchite uniche.


Da fertili collaborazioni a quattro mani sono nati i seguenti moduli formativi:

Charles C. Ebbets (?), “Lunch atop a skyscraper”,
20 settembre 1932, New York, Rockefeller Center